Carlo Ginori, fondatore della Manifattura, fu un personaggio curioso ed attento, sicuramente un figlio precoce dell'illuminismo e, come gli illuministi, con un occhio guardava indietro, verso gli antichi, e con l'altro avanti fidando nel progresso che viene da noi, 'nani moderni' (come amavano definirsi gli illuministi), che riusciamo però a vedere più in là dei 'giganti antichi', perchè in piedi sulle loro spalle. Sarà lui a dare l'impronta che sempre caratterizzerà la produzione in una felice dialettica tra tradizione e innovazione, mithos e logos, come un Giano bifronte che accoglie in sè, felicemente, il vecchio e il nuovo. Le passioni che animarono Carlo rinasceranno poi nei collezionisti moderni; emergendo in coloro che si faranno attrarre dagli oggetti che egli volle far nascere, creando così lungo il tempo un canale di intesa dove si incontreranno persone affini che si riconosceranno in quegli oggetti e nel modo di essere, agire, credere che è alla base della loro creazione.
La collezione diviene così luogo dove passato e vita sono strettamente legati: gli oggetti, che contengono in loro realtà che non ci appartengono più, dialogano con il collezionista, uomo calato invece in questa realtà, il quale trattiene e salva questo tempo non più nostro consentendo così di poter ricostruire il nostro humus culturale e permettendoci uno sguardo diverso sulla realtà a venire, oltre che a costituire e formare un serbatoio di esempi da cui gli artisti moderni attingono fecondamente per nuove creazioni; il passato non solo rivive nel presente, ma il presente entra in gara con il passato per superarlo.
Il collezionismo trova in Toscana illustri pionieri; già al tempo di Cosimo il vecchio nel palazzo di via Larga erano cutoditi oggetti per il loro valore estetico (dai quali forse derivano i clipei del cortile interno), al tempo di Lorenzo il Magnifico esisteva già probabilmente un museo all'aperto, che funzionava anche da scuola di scultura, collocato dal Vasari nel giardino di San Marco, forse frequentato anche dal giovane Michelangelo che riceve qui la sua formazione da Bertoldo, allievo di "Donato", e saranno proprio le collezioni Medicee a costituire i nuclei dei più grossi musei fiorentini, anch'essi vere e proprie scuole e serbatoi di exempla per generazioni di artisti; personaggio illustre e lungimirante della dinastia fu una donna, Maria Luisa, l'elettrice Palatina, la quale con grande consapevolezza del valore del patrimonio artistico, al subentrare degli Asburgo donò le collezioni di famiglia, ma con il vincolo che rimanessero alla città, perchè questa non fosse privata della sua identità. In tempi a noi più prossimi, è doveroso citare la collezione di Camillo Bondi, dalla quale egli attinse spesso i modelli per la sua Manifattura di Signa rendendoli così fruibili a un largo auditorium. Parte di detta collezione è trasmigrata, dopo la sua immissione sul mercato antiquario, in quelle di questa mostra la quale si propone, idealmente, come portavoce della filosofia di conservazione che è alla base della nostra evoluzione, per mezzo della dialettica tra ancient e modèrnes, e da cui nascono nuove bellezze.
Massimiliano Corsi