Il Museo Artistico Industriale di Roma è stato un importante elemento del sistema museale romano per circa settant'anni, comprendeva raccolte di numerosi generi di arti applicate (legni, avori, metalli, ceramica ecc.) ed una raccolta di calchi in gesso da Originali classici. Il Museo era annesso all'Istituto Artistico Industriale ed aveva lo scopo di fornire modelli ed Orientamenti di gusto agli allievi della scuola, secondo una concezione del Museo come diretto modello educativo e didattico annesso a scuole d'arte, che porta nella seconda metà dell'Ottocento al costituirsi in Europa di numerose e ricche raccolte statali di arti applicate.
Nell'ambito del Museo Artistico Industriale di Roma la raccolta di maioliche aveva una notevole importanza ed era concretamente in rapporto con l'assunto del Museo di far risorgere le antiche tecniche artistiche, quali "arte applicata all'industria". La produzione ceramica degli allievi e dei professori dell'Istituto d'Arte annesso al Museo provano la validità della sperimentazione e della ricerca della scuola. Nell'esposizione del 1889 la produzione moderna compare accanto sia alle riproduzioni dall'antico che ai pezzi autentici della collezione. Anche le acquisizioni del Museo riflettono la competenza e l'interesse per la materia dei curatori delle raccolte; dall'importante mattone di Castelli d'Abruzzo, datato 1516 e firmato da Tito Pompei, al pavimento di maioliche durantine, alle mattonelle pesaresi e persiane, fino al dono da parte di Umberto I del piatto lustrato di Mastro Giorgio da Gubbio.
Purtroppo il museo, fondato nel 1872, dopo numerose vicissitudini fu definitivamente smembrato dopo la seconda guerra mondiale. Parte delle collezioni fu depositata a Palazzo Barberini, con l'intenzione di costituire un Museo di Arti Decorative, fra queste la collezione delle maioliche.
La pubblicazione dell'inedito e interessantissimo catalogo della collezione di maioliche dell'ex Museo Artistico Industriale vuole dare la misura dell'importanza delle raccolte di questo museo romano definitivamente smembrato. Gaetano Ballardini, fondatore nel 1908 del Museo della Ceramica di Faenza, fu profondo rinnovatore degli studi sulla maiolica. Nel 1913 fondò la rivista `Faenza', che raccoglie i più importanti studi sull'argomento; pubblicò poi i primi due fondamentali volumi del Corpus della maiolica Italiana, con il repertorio di tutti i pezzi datati fino al 1535.
Sulla linea della rinascita artistico-industriale fondò una scuola di ceramica che nel 1920 divenne scuola statale e poi Istituto d'Arte. Ballardini diede un nuovo fondamentale impulso agli studi sulla maiolica italiana, che per tutto l'Ottocento era stata oggetto di grande interesse da parte dei collezionisti stranieri, che avevano esportato numerosi e importanti pezzi, ma di scarsi studi scientifici.
Il catalogo del Ballardini del Museo Artistico Industriale è un esempio ad altissimo livello di schedatura scientifica; appare comunque probabile che già dal momento della compilazione fosse destinato alla pubblicazione, come indicherebbe la scelta delle Opere da corredare con fotografia.
Le note di chi scrive (vedi Appendice a pagina 142) si sono limitate al riscontro con i cataloghi editi del M.A.I., con l'attuale inventariazione della Galleria Nazionale d'Arte Antica e ai riferimenti fotografici di Ogni pezzo nell'archivio della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Roma, oltre alla bibliografia specifica su Ogni pezzo.
Dal riscontro si rileva che la collezione è giunta sostanzialmente integra ai musei statali. Nonostante sia stata inventariata nelle collezioni della Galleria Nazionale in Palazzo Barberini, dove bisogna ricordare avrebbe dovuto avere sede un museo di arti decorative, i pezzi più interessanti sono giustamente esposti nel Museo di Palazzo Venezia dove il progetto di un grande Museo di questo tipo è in corso di attuazione. Non si è inteso in questa sede correggere o rivedere le attribuzioni di epoca e manifattura fatte dal Ballardini al lume delle conoscenze dell'epoca, anche nei pochi casi in cui appaiano da rivedere, fornendo comunque la bibliografia dei pezzi più noti; peraltro è in corso di pubblicazione una nuova catalogazione scientifica nell'ambito delle collezioni del Museo di Palazzo Venezia.