MASTRO GIORGIO DA GUBBIO, UNA CARRIERA SFOLGORANTE
Gian Carlo Bojani
"...Quanto alla fabbrica di Gubbio dovrò ricordare che essa fu resa celebre dalle maioliche del suo fondatore Giorgio Andreoli, conosciuto più comunemente sotto il nome di Mastro Giorgio di Gubbio contemporaneo di Francesco Xanto Avelli.
Mastro Giorgio è uno dei più alti artisti della ceramica italiana, forse il più alto dopo Luca della Robbia; e se egli non fu l'inventore dei riflessi metallici, giacché li troviamo sulle stoviglie arabe, Mastro Giorgio seppe spingere quest'arte al suo maggior splendore. Aumentò il numero delle tinte, perfezionò la doratura, e nei colori a iride ebbe una mirabile specialità. Le sue opere così erano ricercatissime e il fanatismo che si è svegliato in questi ultimi tempi verso le maioliche di Gubbio ha il suo perché nell'abilità, da tutti riconosciuta, di Mastro Giorgio. Ebbe un bravo imitatore nell'Avelli"(Alfredo Melani, Decorazione e industrie artistiche, Ulrico Hoepli Editore, Milano 1889, vol. 11. L'Evo Moderno, p. 91).
Nel titolo con cui si son volute sintetizzare un po' tutte le manifestazioni per il Cinquecentenario della cittadinanza eugubina al lombardo Mastro Giorgio (1498-1998), "Mastro Giorgio da Gubbio, una carriera sfolgorante", s'è inteso sottendere del maiolicaro non solo la fortuna in vita di cui la cittadinanza precoce è un segno incontrovertibile, ma anche quella postmortem, come se fosse stato segnato un contratto per un investimento nel breve, medio e lungo termine. La sintesi con cui Alfredo Melani, in un manuale di larga diffusione, esprime l'ammirazione per l'imprenditore, non è che una delle tante che si potrebbero ricavare dalla sterminata letteratura ottocentesca non tanto o soltanto specialistica della ceramica, ma in quella più generale delle "arti decorative e industriali", relativamente alla quale peraltro è da lamentarsi in Italia la mancanza di una raccolta pubblica organica. Anzi, le parole del Melani sono piuttosto tardive, rispetto al revival che può farsi risalire attorno alla metà del XIX secolo, come peraltro un decennio fa richiamò Patrizia Castelli (vedi. P. Castelli, A rebours 1988-1898. Giuseppe Mazzatinti e l'archivio di Mastro Giorgio, Pacini Editore, Pisa 1988).
Il fenomeno è autentico, al di là della mitologia. Peraltro negli ultimi due decenni all'incirca si sono intensificati gli studi storici-artistici anche in questo specifico ambito d'interessi, coinvolgendo peraltro tutto il Ducato di Urbino, e anche Pesaro, e anche Deruta, e in modo più ampio la Spagna per i lustri cosidetti ispano-moreschi, oltre agli studi apparsi in argomenti su riviste specialistiche, quali 'Faenza' bollettino degli studi tecnici e storici della ceramica edito dal Museo Internazionale delle Ceramiche, e che qui non richiamerò. Debbo rifarmi innanzitutto al tentativo che io stesso feci all'inizio degli anni Ottanta, quello cioè di costituire un "corpus" delle maioliche di Mastro Giorgio e della bottega presso e con l'ausilio dell'allora Pro Loco di Gubbio che sfortunatamente non proseguì dopo all'incirca due anni di lavoro, ma del cui materiale poterono usufruire alcuni studi posteriori. Fra questi, ricorderò quello a cura di Pietro Mattei e Tonina Cecchetti edito nel 1995 dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Perugia, intitolato: Mastro Giorgio. L'uomo, l'artista, l'imprenditore, che tende certamente al centone sul piano strettamente ceramologico, ma che restituisce coi documenti d'archivio un quadro omogeneo piuttosto interessante della vicenda familiare oltre che personale del Maestro d'origine lombarda.
Dello stesso anno, 1995, è il catalogo di Carola Fiocco e Gabriella Gherardi sul Museo Comunale di Gubbio, ceramiche (Electa-Editori Umbri Associati, Milano 1995). Le due studiose mi furono a fianco in quel progetto precoce di "corpus" - che oggi diremmo "museo virtuale" - in una Gubbio che agli inizi degli anni Ottanta non possedeva ancora le due maioliche di Mastro Giorgio acquisite negli anni Novanta. Fiocco e Gherardi nel paragrafo della loro premessa al catalogo, dove parlano di "Mastro Giorgio da Gubbio e il piatto con le storie di Fetonte" (p. 25) fanno praticamente il punto sintetico ma efficace della situazione sugli studi ceramologi relativi a Mastro Giorgio (e si dice Mastro Giorgio come punto di riferimento per una più generale situazione produttiva), sollevando le importanti questioni come quelle delle affinità e difformità dei lustri eugubini e derutesi; quelle relative alla ceramologia specifica, e quelle dei rapporti con i vicini centri di maiolica rinascimentale quali Casteldurante e Urbino, nell'apparire di repertori a grottesche e a istoriati, fino a quelle dei vari pittori e decoratori, delle funzioni manageriali, tecniche e propriamente artistiche del famoso Capo Bottega.
Queste problematiche sono state basilari per ricercare gli obiettivi delle celebrazioni del Cinquecentenario, quelli della mostra con la difficile ricerca delle opere, e dello stesso Convegno: "Il lustro di Gubbio e l'istoriato del Ducato di Urbino".
Altro aspetto di questo catalogo e della mostra è quello relativo ai: "Restauri per un museo della ceramica", che abbiamo potuto proporre e condurre in parte non marginale con l'ausilio di una bravissima conterranea di Mastro Giorgio, la restauratrice Annalisa Gasparetto, uno di quegli elementi partecipi di quell'équipe della sezione restauro del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, in cui si sta formando un'agguerrita compagnia di grandi tecnici esperti con orientamenti storiografici di solide basi tali da farne una figura nuova di professionisti rispetto al passato. Con questi restauri, si è voluto muovere le acque per ordinare i materiali di proprietà comunale che, all'atto del catalogo, non s'erano potuti ordinare, pulire, restaurare convenientemente. Intenzione era, ed è anche quella di dotare Gubbio di opere all'altezza della sua realtà rinascimentale, dopo i veri e propri saccheggi che fra Otto e Novecento sono stati compiuti nella città umbra privandola anche di tesori ceramici, persuadendo ad opportuna campagna d'acquisto. In questo modo potrebbe aversi una selezionatissima rappresentanza di maioliche in Palazzo dei Consoli, dove accede annualmente un pubblico vastissimo ed eterogeneo, che vedrei esclusivamente dedicata alle vicende di Mastro Giorgio. Gli altri materiali, ivi compresi i corredi farmaceutici e le sepolte opere di ceramica d'arte contemporanea delle gloriose Biennali per una situazione annosa di mezzo secolo, li destinerei piuttosto ad una sezione documentaria che potremmo anche vedere e collocare come "Museo ceramico". Il restauro, dunque, è da vedersi come atto di conservazione e insieme di operatività e promozione.
Ho infine aderito alla sollecitazione di pubblicare, in appendice a questo volume, una nota del ceramologo dottor Francesco Cioci. Essa è relativa a un esemplare in maiolica piuttosto inconsueto e che potrebbe essere, per la datazione proposta del 1518, una specie di "incunabolo" della maiolica a lustro eugubina, magari della stessa mano del Maestro o di qualche suo affine prima che avvenisse la maturazione vera e propria dell'istoriato. Il Cioci questa maiolica fece oggetto del suo interesse assertivo, come nella nota del tutto sintetica qui pubblicata, già nel 1991 con il saggio: Per la datazione di un primitivo Mastro Giorgio, in 'Ceramicantica', a.l., n. 1, gennaio 1991, pp. 3443). Mi son fatto convincere certamente dal pezzo inconsueto, ma anche dalla mancanza di un analogo esemplare "primitivo" in mostra, anche se il primo oggetto in catalogo è datato da Fiocco e Gherardi all'inizi del XVI secolo. Spero che questo "Saraceno" sia motivo di proficue discussioni.