Nella città di Pécs, situata nella parte meridionale dell'Ungheria, si trova un singolare monumento, fatto erigere dalla municipalità nel 1907 in onore di Vilmos Zsolnay, fondatore dell omonima fabbrica. La statua del "vasaio" vuole rendere omaggio allartista e all'imprenditore, mettendone in risalto il temperamento e l'importanza dell'attività svolta.
Artigiano nel senso nobile della parola, Zsolnay conosceva tutte le fasi della lavorazione e grazie alle sue conoscenze nel campo della chimica applicata alla ceramica fu in grado di sperimentare nuove tipologie decorative.
La sua carriera fu brillante e in continua ascesa. Nel 1852 suo padre, Miklós Zsolnay, comprò un terreno con l'intento di fondare una fabbrica di vasi di grès ma in breve tempo questa passò in proprietà al fratello Ignàc. Nel 1863 i fratelli diventarono soci, ma nell'anno successivo rimase solo Vilmos a dirigere la piccola fabbrica di Pécs; in quell occasione il giovane decise di investire le risorse economiche, fin lì accumulate, nella produzione industriale delle ceramiche. La manifattura ottenne il suo primo riconoscimento ufficiale all Esposizione Universale del 1873 a Vienna, dove venne premiata con una medaglia di bronzo. Il successo ottenuto favorì l'incremento delle vendite e spinse Vilmos a migliorare la qualità, della sua produzione; coadiuvato dalle figlie Teréz e Júlia impegnate nella progettazione e decorazione dei manufatti, come sembrano testimoniare i numerosi cataloghi commerciali della fabbrica. La partecipazione all'Esposizione di Parigi del 1878 segnò un ulteriore passo verso il successo internazionale, decretato dall'assegnazione del Grand Prix e l'onorificenza della Legion d'Onore a Vilmos Zsolnay.
Questo periodo, denso di aspettative e caratterizzato dal movimento internazionale per la riforma delle arti applicate (Arts and Crafts Movement), segnò il preludio all'epoca aurea del Modernismo. Vilmos in prima persona intensificò i suoi sforzi nel campo della sperimentazione. Non fu certo facile coniugare gli aspetti commerciali, prioritari, con quelli eminentemente artistici, frutto della stretta collaborazione fra gli artisti e le maestranze artigiane. Gli obiettivi erano quelli di conquistare nuovi mercati internazionali e soddisfare, contemporaneamente, le esigenze estetiche dell'alta borghesia. Gli ultimi anni del secolo XIX videro la fabbrica Zsolnay protagonista della nascente estetica secessionista. Le nuove, seducenti forme, le decorazioni, eleganti e complesse, digusto tipicamente liberty, furono valorizzate dalla nuova tecnica di invetriatura alleosina e dalla particolare resa del lustro metallico color rubino, peraltro già sperimentato con successo dagli inglesi William de Morgan e Walter Crane e conosciuto nell'antichità attraverso l'opera di un grande ceramista italiano del XVI secolo come Giorgio Andreoli.
Vilmos Zsolnay non ebbe modo di assistere in prima persona al completo sviluppo dell'opera da lui avviata con tenacia ed entusiasmo.
Degno prosecutore della sua attività, fu il figlio Miklós, personalità di rilievo e quanto mai complessa, che meriterebbe ulteriori approfondimenti a livello documentario: alla sua opera dobbiamo la completa realizzazione, sia in chiave artistica che commerciale, della moderna produzione.
L'arte ungherese e le vicende della fàbbrica Zsolnay sono ancora poco conosciute in Italia, essendo appannaggio quasi esclusivo di una ristretta cerchia di appassionati e degli addetti ai lavori. Ben venga, allora, questa mostra ricca di aspettative, che si prefigge l'obiettivo di far conoscere al grande pubblico una delle pagine più rappresentative delle arti applicate europee. patrimonio non solo dell'Ungheria, ma della cultura artistica internazionale.
Colgo, infine, l occasione per ringraziare gli organizzatori della manifestazione, i collezionisti privati e tutte le persone che con la loro opera hanno contribuito in maniera determinante alla realizzazione dell iniziativa. Un motivo di ulteriore soddisfazione è rappresentato dalla presenza nella sede espositiva della fàbbrica attuale: la Zsolnay Manufaktura Kft. La produzione corrente rappresenta la continuità storica, l'anello essenziale che congiunge idealmente tradizione e modernità.
Dott.ssa Mária Révész
Vicedirettore generale degli Istituti Culturali
Ex vice-sindaco di Pècs